mercoledì 15 febbraio 2012

2011: My Favorite Things



Top Ten 2011

Israel Nash Gripka – Barn Doors And Concrete Floors
Jesse Sykes & The Sweet Hereafter – Marble Son
Laura Marling – A Creature I Don’t Know
Lucinda Williams – Blessed
Dawes – Nothing Is Wrong
Iron & Wine – Kiss Each Other Clean
Decemberists – The King Is Dead
Jonathan Wilson – Gentle Spirit
Steve Earle – I’ll Never Get Out Of This World Alive
Black Joe Lewis & The Honeybears - Scandalous


Runners 11-20

Jason Isbell – Here We Rest
Tom Russell – Mesabi
Grayson Capps – The Lost Cause Minstrels
Sean Rowe – Magic
Blitzen Trapper - American Goldwing

Over the Rhine - The Long Surrender
Robert Ellis – Photographs
Ponderosa – Moonlight Revival
Austin Lucas - A New Home in The Old World
J Mascis - Several Shades of Why



Books




Michael Azerrad
America indie 1981-1991. Dieci anni di rock underground
(Arcana)

Ernest J. Gaines - La lezione prima di morire (Mattioli 1885)
Paul Harding - L'ultimo inverno (Neri Pozza)
Karl Marlantes - Matterhorn (Rizzoli)

venerdì 7 gennaio 2011

2010: My Favorite Things



My favorite things - 2010

Top Ten 1-10

Titus Andronicus - The Monitor
Phosphorescent - Here's To Taking It Easy
Roky Erickson & Okkervil River - True Love Cast Out All Evil
The Black Keys - Brothers
Midlake - The Courage Of Others
Erland And The Carnival - Erland And The Carnival
Alejandro Escovedo - Streets Songs Of Love
Blitzen Trapper - Destroyer of the Void
Anais Mitchell - Hadestown
The Jim Jones Revue - Burning Your House Down

Runners 11-20

Jamey Johnson - The Guitar Song
John Mellencamp - No Better Than This
Richard Thompson – Dream Attic
Laura Marling - I Speak Because I Can
Ray Lamontagne – God Willin’ And The Creek Don’t Rise
Otis Gibbs - Joe Hill's Ashes
Peter Case - Wig!
Natalie Merchant – Leave Your Sleep
Jesse Malin – Love It To Life
Dirtmusc – BKO


Books



Glenn Taylor - La ballata di Trenchmouth (Elliot)
Philipp Meyer - Ruggine americana (Einaudi)
Chuck Kinder - L'ultimo danzatore di montagna (Fazi)
Nicola Gervasini - Rolling Vietnam (Pacini)

Classico: John Steinbeck - La valle dell'Eden (Mondadori)

venerdì 4 giugno 2010

Americana Motel, una mappa musicale



Una discografia "ragionata" (si spera) e "consigliata" (ma aperta a contributi e suggerimenti) per accompagnare e/o integrare la lettura di
Levelland. Nella periferia del rock americano (Pacini 2010)


Il suono della provincia americana negli ultimi venti anni di strada:



Uncle Tupelo
- Anodyne (Sire/Reprise, 1993)
L'epitaffio e la sintesi: da una parte il fervore elettrico giovanile, dall'altra gli aromi delle radici. Registrato in Texas ma con il cuore nel Midwest, un disco che riassume un viaggio breve e intenso, mostrando già in divenire le due scritture divergenti di Jeff Tweedy e Jay Farrar.

>> prova anche: Whipsaws - 60 Watt Avenue (Shut Eye, 2008)




Jayhawks
- Hollywood Town Hall (American, 1992)
Il migliore "compromesso" possibile per il nuovo rock delle radici: splendidamente melodici ma con un accento rurale inconfondibile, i Jayhawks esprimono l'aggiornamento della stagione country rock californiana, tra echi di Byrds, Neil Young e Gram Parsons, unendoli al battito elettrico della strada maestra della musica americana.

>> prova anche: Bellwether - Bellwether (Bellwether, 2000)




Son Volt
- Trace (Warner Bros, 1995)
A suo modo la prosecuzione e la difesa dell'universo creato dagli Uncle Tupelo, seguendo l'aspra immagine di Jay Farrar, le sue ballate agresti intrise di sapori e rimpianti dal Midwest americano. I Son Volt diventano la bandiera di un suono e ne restano prigionieri loro malgrado, ma tutto è perfettamente allineato.

>> prova anche: Black Eyed Dog - Black Eyed Dog (Hero rec. 1999)




Wilco
- Being There (Sire/Reprise, 1996)
Un bignami del rock delle radici che riassume le mille anime non solo dei Wilco, ma del movimento intero che andrà a rappresentare. Disco doppio, disordinato e per questo affascinante nel suo girovagare nella storia dell'american music. Ci sono i Creedence e i Beach Boys, i Sonic Youth e i Rolling Stones, tutti riuniti in un colpo solo.

>> prova anche: Golden Smog - Weird Tales (Ryko, 1998)




Bottle Rockets
- The Brooklyn Slide (Tag/Atlantic, 1995)
Il volto operaio dell'alternative country: garantiti dalla produzione di Eric Ambel, i Bottle Rockets applicano la loro filosofia di splendidi gregari del rock delle radici, mettendo in fila un micidiale juke box fatto della migliore tradizione stradaiola americana.

>> prova anche: Backsliders - Throwin' Rocks at the Moon (Mammooth, 1996)




Blue Mountain
- Dog Days (Roadrunner, 1995)
Eric Ambel mette mano alla produzione garantendo un suono livido e diretto: è un'altra piccola gemma dalla provincia rock americana. I Blue Mountain sono l'anello di congiunzione tra la mountain music e il rinnovato southern rock, tra chitarre che virano al punk e una matrice blues rurale che mette insieme senza colpo ferire Skip James con l'alternative country.

>> prova anche: Tarbox Ramblers - Tarbox Ramblers (Rounder, 2001)




Palace Music
- Viva Last Blues (Drag City, 1995)
Il senso di mistero e spiritualità che aleggia nella folk music prodotta tra i monti Appalachi incontra la filosofia dimessa del moderno rock indipendente. La malinconia di un folksinger vecchio stampo si trasforma allora in una serie di ballate spettrali, in un country rock imperfetto e arruffato, ma di fascino eterno.
>> prova anche: Scud Mountain Boys - Massachusetts (Sub Pop, 1996)




Sixteen Horsepower
- Sackcloth'n'Ashes (A&M, 1995)
Una fragorosa esplosione di sacro e profano, un'anima gospel e un cuore nero fatto di un country blues tormentato. Il linguaggio dei Sixteen Horsepower è declamatorio, tuonante, si strugge tra sensi di colpa e richieste di redenzione, rinvigorendo una tradizione sepolta.
>> prova anche: Willard Grant Conspiracy - Everything's Fine (Ryko, 2000)




Whiskeytown
- Strangers Almanac (Outpost/Geffen, 1997)
Il disco che cattura un momento irripetibile nella fulminea carriera dei Whiskeytown e al tempo stesso lo zenit del messaggio alternative country: ovverosia trent'anni di rock'n'roll americano sulla strada condensati da una giovane band magnificamente approssimativa, che dalla periferia scorge le luci della grande città.
>> prova anche: The Pinetops - Above Ground and Vertical (Monolyth, 1998)




Handsome Family
- Through the Trees (Carrot Top/Rykodisc, 1998)
L'alternative country scende nelle tenebre e nei misteri del folclore americano: un country rock sbuffante, scheletrico, un voce antica e baritonale che di stende su storie che intrecciano amore e morte come in una favola un po' gotica.

>> prova anche: Old Joe Clarks - Town of ten (Trocadero, 2003)




Calexico
- The Black Light (Quarterstick/City Slang, 1998)
La colonna sonora ideale per un viaggio ai confini della civiltà americana, The Black Light si mantiene in equilibrio lungo il border e suggestiona l'ascoltatore con un miscuglio di suoni e visioni da una terra desolata e misteriosa come il deserto: country&western, mariachi music e indie rock non sono mai stati così vicini.

>> prova anche: The Volebeats - Solitude (Safety House, 1999)




Slobberbone
- Everything You Thought Was Right Was Wrong Today (New West, 2000)
Prodotti da Jim Dickinson presso gli studi Ardent di Memphis gli Slobberbone respirano miti e leggende del rock'n'roll cambiando volto rispetto al rozzo country punk degli esordi: il disco tocca tutte le corde della loro scrittura, saltando dall'impetuosità elettrica al folk di ascendenze irlandesi fino a quell'inconfondibile matrice country texana.

>> prova anche: Old 97's - Too Far to Care (Elektra, 1997)




Drive-by Truckers
- Southern Rock Opera (SDR/Lost Highway, 2001)
Il nuovo rock sudista riflette sulla sua tragica storia e riparte da questa opera ambiziosa, architettata da Patterson Hood e Mike Cooley: doppio disco che contiene più anime in contraddizione tra loro, mostrando una band complessa e per nulla riconducibile a una copia del glorioso passato southern. Coabitano tanto i Lynyrd Skynyrd quanto il punk rock, Neil Young e i Replacements.

>> prova anche: Go to Blazes - Any Time…Anywhere (Glitterhouse, 1994)




Lucero
- Tennessee (Madjack, 2002)
Loro si immaginano come i Pogues trapiantati nelle terre sudiste, ma l'effetto è piuttosto quello di una band cresciuta tra l'assalto punk e l'inquietudine dell'alternative rock degli anni novanta messa a confronto con le tradizioni locali. Ben Nichols urla i suoi tormenti e il suo dolore di ragazzo del sud su un letto di ballate bluastre.
>> prova anche: Pawtuckets - Dogsboy Factotum (Madjack, 2000)




Richmond Fontaine
- Post to Wire (El Cortez, 2004)
Un altro disco con velleità da concept che si allarga a comprendere l'intera vita nel South West e il tentativo di un'improbabile fuga dal nulla americano: qualche scatto d'ira in più, un suono che rimanda spesso agli Uncle Tupelo, ma una cifra stilistica del tutto personale e una grandissima dote da scrittore di short stories per Willy Vlautin.
>> prova anche: Giant Sand - Glum (Indigo, 1994)




domenica 13 dicembre 2009

Levelland. Nella periferia del rock americano







Levelland
Nella periferia del rock americano

[Pacini editore, collana Fanclub]

Prefazione a cura di Marco Denti

Noi ci troviamo nel bel mezzo del nulla (Jeff Tweedy, 1991)

Sobborghi fantasma, fabbriche in rovina, motel e stazioni di servizio, "cinture del grano" e "fasce della Bibbia": l'America della provincia, racchiusa fra le due coste oceaniche, è un'immensa distesa umana e geografica spesso nascosta alla vista. In questo isolamento sociale ed economico nascono e crescono autentici sogni di rock'n'roll: una via di fuga per scappare dalla realtà che ti circonda, da quella inospitale natura che rende tutto precario. Sembra il solito canovaccio: in cerca di fortuna, una band approderà prima o poi nella grande città. Da queste parti invece qualcosa è andato per il verso sbagliato: qualcuno non si è mosso dalla sua small town, lanciando segnali al mondo dalla cantina di casa. È una rivoluzione silenziosa quella che da Belleville, Illinois, dove nacquero gli Uncle Tupelo di Jay Farrar e Jeff Tweedy, si è propagata per tutta la nazione: prima e dopo di loro altri - che si chiamassero Jayhawks, Whiskeytown, Wilco o Drive-By Truckers poco importa - avrebbero rimesso in circolo il meccanismo della memoria nel rock'n'roll. Un ritorno alle radici, ma non per semplice nostalgia: il passato della cultura popolare americana, le antiche ballate folk dei monti Appalachi, il blues del Mississippi, il country di Nashville sono piuttosto una mappa per ritrovarsi in questo Grande Nulla americano, riprendendo i fili della tradizione. Levelland volge lo sguardo su queste terre periferiche del rock, sulla più o meno consapevole riappropriazione del folclore che nel tempo ha generato l'irripetibile melting pot americano. Attraverso la geografia dei luoghi che hanno generato questi artisti, fra le statali che tagliano fuori le cittadine più sperdute, Levelland prova a mettere in scena l'essenza stessa di questa musica: nient'altro che una resistenza umana a suon di chitarre.




Dove acquistare Levelland:
- ordinabile in tutte le librerie da maggio

Online da:
>
IBS (Internet Bookshop)
> Libreria universitaria
> Unilibro
> LaFeltrinelli
> BOL

Levelland lo trovi anche qui:
- Zig Zag dischi & libri, Via Libertà 10 San Donato Milanese (Mi)


Per informazioni: editor@rootshighway.it

lunedì 6 luglio 2009

Levelland - rassegna stampa



MUCCHIO EXTRA
Il linguaggio di Cerbone continua a essere ancora piacevolmente slegato dall'impostazione troppe volte fredda del critico musicale, riuscendo a far rivivere piccole odissee di band nate uqasi per caso tra i resti di una piccola città mineraria o di un sobborgo industriale

Carlo Babando - Mucchio Extra n°35 Inverno 2011






FILM TV
Che cosa si ascolta nell'America profonda? Country, certo, ma non solo. A stretto contatto con umori e passioni del Midwest o del Sud sono cresciute rock'n'roll band importanti, che il folk tradizionale non l'hanno rinnegato ma anzi, reinventato. Di loro scrive Fabio Cerbone nel libro Levelland
Mauro Gervasini - Film TV n°40, ottobre 2009



L'obiettivo, perfettamente raggiunto da Fabio Cerbone, è quello di immergere in quel vaso e introdurre ad un movimento, se così lo si può chiamare, che ancora non mostra cedimenti.
Edoardo Frassetto - Rockerilla 347/348. luglio-settembre 2008



Levelland – Nella Periferia Del Rock Americano, che è il suo terzo libro e viene dopo un Easy Ryders (2005) dedicato alle aspirazioni sconfitte della controcultura rock dei '60 e un Fuorilegge D'America ('07) consacrato allo spirito ribelle che accomuna i criminali leggendari del vecchio West agli iconoclasti anti-Nashville della musica country, consta di quasi duecento pagine volte a sviscerare e analizzare il concetto di cui sopra con un acume critico nient'affatto comune. Vorrei addirittura suggerire che potrebbe trattarsi del libro di una vita, poiché dalle sue righe trapelano senza mezzi termini un affetto smisurato per la materia trattata e numerose sensazioni, ricordi e ragionamenti che non si faticano a reputare assolutamente cruciali per la storia personale dell'autore. Ma non fraintendetemi, qui non siamo di fronte a un blog o a una fanzine tirati per le lunghe, né a un semplice catalogo delle predilezioni di Fabio: qui ci sono otto ricognizioni che partono ogni volta da un preciso perimetro geografico e da una o più band che in quella striscia di terra sono nate, per poi estendersi a più ampie riflessioni sui percorsi di chi a un certo punto s'è messo ad aggredire la tradizione locale – il foklore profondo della nazione stessa – non per sputarvi in faccia, bansì per concepire un domani dove le “radici” fossero stimoli per guardare avanti e non rami secchi da scostare ai margini della strada [...] La “provincia”, in questo libro, è quasi una categoria dell'anima, un'astrazione in cui si incontrano l'idea di periferia dell'impero (ovvero l'alterità rispetto alle grandi metropoli dove tutto accade) e al tempo stesso l'attaccamento a un passato rurale tutt'altro che mitico o perduto ma reale, concreto, ancora ricco di intuizioni e prospettive. [...] Le pagine di Levelland, grazie anche all'abilità narrativa del titolare, scorrono come un appassionante racconto di formazione, con al centro di tutto la necessità di trovare un'accettazione di sé e del proprio piccolo, grande universo (qualcuno la chiama ancora redenzione) che passa, canta e avvince attraverso la musica.
Gianfranco Callieri - Buscadero, giugno 2008

CARU'.COM
Fabio Cerbone, direttore del sito musicale Roots Highway e collaboratore di Buscadero, è uno dei più attenti conoscitori della giovane musica Americana. E con questo libro, che tratta in profondo le gesta di Uncle Tupelo, Wilco, Whiskeytown, Calexico, Drive By Truckers, Jayhwaks, Bottle Rockets ed altri, porta a termine la sua opera migliore e più approfondita.

Paolo Carù - http://www.caru.com/

ROCKOL
Cerbone approccia ogni band in modo semplice ed efficace, innanzitutto contestualizzandola geograficamente e storicamente, poi percorrendone la carriera con pochi (ma utili) cenni biografici e molti richiami a canzoni e soprattutto a testi, che ne chiariscono orizzonti e prerogative. "Levelland" ha il pregio di essere poco agiografico, nel tracciare le parabole dei gruppi, preferendo un taglio più documentaristico che monografico che elimina - per nostra fortuna - ogni retorica [...] Per chi già conosce il panorama "marginale" americano, "Levelland" è un ottimo compendio per ordinare (ed eventualmente riscoprire) le gemme nascoste del sottobosco rock a stelle e strisce, mentre per i neofiti questa potrebbe essere un'ottima occasione per approfondire la conoscenza di uno scorcio particolarissimo ed estremamente affascinante che - decisamente - non merita di rimanere nascosto.
Rockol - http://www.rockol.it/libri.php?idlibro=592

ROOTSHIGHWAY
Levelland di Fabio Cerbone è in questo senso un libro coraggioso, perché racconta di quella volta in cui la cultura americana si è invece fatta piccola, statica, e - usando un termine che è tutto nostro - "provinciale". [...] Levelland racconta il tutto sia con il piglio accessibile a tutti del romanzo storico, sia con quel taglio un po' specialistico che lo rende anche una valida guida all'ascolto, utile sia per chi già conosce anche i protagonisti più oscuri della vicenda, quanto ovviamente - e questa è forse la speranza/scommessa più grande - per le nuove generazioni. Non sta a noi dare un giudizio sul libro: Cerbone qui gioca in casa. Quello che ci preme sottolineare è come Levelland sia a tutti gli effetti il vero manifesto programmatico del sito Rootshighway, perché racchiude tutto l'amore per il "grande piccolo" che anima questa webzine, e perché definisce alla perfezione il termine "outsider" posto in copertina del libro. E ovviamente anche perché racconta di una musica straordinaria

Nicola Gervasini - http://www.rootshighway.it/levelland.htm


L'invito è di scoprire questi interpreti, di capire la loro storia e di appropriarsi delle loro canzoni. Si potrà così seguire un viaggio ideale che dala cultura popolare americana si manifesta ora nelle "small town", nei piccoli bar, nelle cantine, sui palchi polverosi e periferici della nuova cultura rock, ultimo baluardo di autenticità.
Tiziano Cantatore - Mototurismo 172, luglio-agosto 2009



EXCURSUS.ORG
"Uno straordinario viaggio alla periferia del rock Usa"
Cerbone prima dopo o durante ogni storia, oltre a narrare le vicissitudini artistiche della band di turno, fa anche ampie panoramiche sulla cultura popolare, sulle caratteristiche peculiari e sui retroscena storici delle città e degli Stati in cui sono ambientate queste storie, per cui la lettura diventa non solo un viaggio prettamente musicale per appassionati del genere (o curiosi in procinto di scoprirlo), ma anche e soprattutto un immergersi nella cronaca, nella storie di tutti i giorni e negli usi della grande periferia americana, stimolando una naturale curiosità per questo dark side statunitense. Una duplice occasione, quindi, per un testo dinamico e avvincente che si presta a frequenti riletture, fungendo in definitiva anche da guida alla scoperta di un genere (per la verità poco conosciuto in Italia) e soprattutto di un modus vivendi all’insegna della musica delle radici… nella periferia del rock americano


Segnalazioni su:

- "Cremaonline" - www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=8698
- "Il Cittadino", giovedì 16 luglio 2009
- "Il Resto del Carlino", domenica 7 giugno 2009
- "La Voce di Rovigo", lunedì 8 giugno 2009
- "Vinilmania Magazine", maggio 2009




sabato 20 settembre 2008

# I miei libri



Fuorilegge d'America
Hank Williams, Johnny Cash, Steve Earle
(Selene Edizioni, 2007)
pp.156


La cronaca americana, la stessa storia quotidiana che ha edificato quella nazione che chiamiamo Stati Uniti d’America, è percorsa da una serie di miti indistruttibili, uno di questi è il mito del fuorilegge. Brutale e affascinante al tempo stesso, usa le armi e uccide giocando con il suo destino e quello di chi lo circonda, ma soprattutto insegue anche lui, come tutti, il “sogno americano”, la frontiera, quella terra promessa di felicità e realizzazione che è quasi un diritto di nascita per ogni cittadino degli USA. Prima di altri però si accorge che quella promessa è un’illusione, e allora si sente solo e perseguitato, diventando la coscienza sporca della nazione, il vero testimone di una sconfitta. C’è un sottile filo rosso che unisce le grandi figure, ai confini fra storia e leggenda, dei fuorilegge del West americano, da Billy the Kid a Jesse James e John Wesley Hardin, e quelle dei cosiddetti “ribelli di Nashville”, musicisti americani, cantautori armati soltanto di una chitarra e di molte parole, che hanno tradotto nel mondo del rock’n’roll e del country lo spirito di indipendenza e anarchia che animava i primi, soverchiando le regole e le immagini preconfezionate imposte dall’industria discografica. Fuorilegge D'America vuole raccontare queste linee parallele, ripercorrendo le tappe più significative e gli eventi di svolta che hanno segnato le personalità di questi musicisti, mettendo in luce le enormi contraddizioni, le clamorose cadute e le altrettanto rocambolesche risalite della loro carriera. Seguendo un percorso che è al tempo stesso cronologico e tematico, Fuorilegge D'America incrocia i destini di Hank Williams, Johnny Cash, Steve Earle e molti altri prima e dopo di loro. Tra follia e spiritualità, ribellione e poesia, votati tanto all’autodistruzione quanto alla redenzione, hanno cantato un’Altra America, quella delle anime perse, degli sconfitti, dei marginali, di chi per indole o per necessità ha dovuto varcare il confine tra la legge e la sua violazione

per informazioni sull'acquisto del libro (fuori catalogo, copie direttamente disponibili dall'autore): www.rootshighway.it/fuorilegge.htm

::
Recensione e speciale su RootsHighway
::
Intervista e recensione su Lettera.com
::
Recensione "Il Mondo di Wolfie" (Avvenire)
:: Recensione Fasen.it

:: Recensioni carta stampata:
- Film TV n°29, 2007
- Avvenire, martedì 31 luglio 2007
- Buscadero n°293, 2007
- Mucchio Extra" N° 29 (Estate 2008)
- Segnalazione "Il Cittadino" di Lodi





Easy Ryders
Sogni e illusioni americane

(Selene Edizioni, 2005)
pp.145


La West Coast, i viaggi psichedelici, lo spirito comunitario e libertario degli hippie, la controcultura pacifista e non violenta. E poi i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, i Byrds, Janis Joplin, i Doors, i Buffalo Springfield: gli anni Sessanta americani. Uno sguardo lucido e disincantato, ma appassionato e sincero, sui sogni e le illusioni dei giovani americani che volevano vivere la propria vita al di là degli schemi morali imposti da... Edgar Hoover.

per informazioni: www.rootshighway.it
dove acquistarlo:
IBS - Internet Bookshop

::
Travelin' Band, un capitolo inedito


::
Recensione e speciale su RootsHighway.it
::
Recensione Fasen.it


::
Recensioni carta stampata:
- Buscadero n° 270, luglio/agosto 2005
- Chitarre n°234, agosto 2005
- Segnalazione "Il Cittadino" di Lodi

# Le mie collaborazioni


:: Collaboratore Buscadero 2000-2009
www.buscadero.com
In quasi nove anni di collaborazione il Buscadero è stata quella che si suol dire una palestra importante: per capire le mie passioni, per tradurle in parola scritta, per conoscere e approfondire. La rivista mi ha permesso - attraverso centinaia di recensioni e numerosi articoli e interviste - di scoprire nuovi artisti, ma anche di comprendere le dinamiche del music business, anche quella poparte che meno apprezzo di questo mondo.
La mia collaborazione si è interrotta proprio quest'anno, dopo una lunga riflessione: soprattutto questioni di tempo mi hanno spinto a dedicarmi totalmente allo sviluppo di RootsHighway

Queste alcune delle mie attività svolte per il Buscadero in questi anni:

- recensioni
- interviste (fra gli altri: Coldplay, Josh Rouse, Jolie Holland, Matthew Ryan, Mark Olson (Jayhawks), Neko Case, Lucero, Cary Hudson (Blue Mountain), Peter Case, Cheap Wine...)
- articoli e retrospettive (nuovo southern rock, scena alternative country, psichedelia californiana...)

::
Altre collaborazioni
- Late for The Sky [1999 - 2003], rivista per abbonamento e nei negozi di dischi
- Fasen (Fondo attività e servizi sociali energia Eni), cura contenuti sito web, sezione cultura musica e libri
- Tecniche Nuove Spa [2001-2004], collabotarore rivista "Noleggio": articoli, interviste, redazionali